FILIPPINECapitolo 4.3 – Giorno 12 – Lo stretto di Linapacan

Oggi è una di quelle giornate che voglio ricordare, non perché sia stata una giornata particolarmente bella, anzi, ma vale la pena ricordarla per la quantità di emozioni che ho provato, brutte per lo più ma anche belle, comunque sia è una di quelle giornate che ti fa sentire vivo e ti ricorda quanto in fondo la vita che noi diamo per scontato sia fragile e bella. La mattina inizia subito alla grande, acquazzone, sacco...
Stefano2 anni ago827 min

Oggi è una di quelle giornate che voglio ricordare, non perché sia stata una giornata particolarmente bella, anzi, ma vale la pena ricordarla per la quantità di emozioni che ho provato, brutte per lo più ma anche belle, comunque sia è una di quelle giornate che ti fa sentire vivo e ti ricorda quanto in fondo la vita che noi diamo per scontato sia fragile e bella.

La mattina inizia subito alla grande, acquazzone, sacco a pelo e materassino fradici e l’attrezzatura da trasportare sull’altro lato dell’isola a causa della bassa marea che rende impossibile l’entrata in acqua sul mio lato. La partenza è abbastanza tranquilla, un pò di vento fastidioso ma niente di che. Dopo un’ora arrivo a san jose, dove devo passare tra due isole e  mi infilo in una secca con il fondo di simpatici coralli che chiedono a gran voce la pelle della mia tavola,  mi infilo le scarpe ed inizio a tirare e spingere la tavola in questo dedalo di coralli mentre la divertita popolazione di san jose mi osserva. Una volta uscito dalla secca le onde ed il vento iniziano a spingere, ma tutto sommato mi sono favorevoli e arrivo in anticipo allo stretto di Linapacan, 17 km. Forte del vento e delle onde a favore non grosse, parto deciso e per le prime due ore fila tutto liscio. La terza ora il vento inizia ad aumentare, io cerco di mantenere la rotta ma poco dopo le onde iniziano ad ingrossarsi, oramai manca poco più di un ora all’arrivo.

Avventure in SUP

Le onde crescono in quantità e frequenza mi ribalto con la tavola per la prima volta, il vento aumenta ancora e di conseguenza le onde crescono, oramai hanno passato i 2 metri ed iniziano a rompersi di frequente trascinando me e la tavola fuori rotta, i quattro mesi passati a lanzarote a fare surf mi tornano utili a capire quali onde si romperanno, ma ecco che arriva la prima serie di tre onde giganti che rompono e mi ribaltano nuovamente, cerco di risalire ma la seconda onda mi ribalta di nuovo, strappando il tappo della tanica dell’acqua.

Risalgo imprecando piuttosto agitato per la perdita della riserva di acqua e per la situazione che sta degenerando,  le onde mi stanno allontanando dall’isola, ora sono quasi perpendicolari alla tavola e quando le vedo arrivare ormai inginocchiato per il troppo vento, sembrano montagne e mi fanno sentire piccolo piccolo sulla mia tavola. Cerco di mantenere la calma, pagaiando verso l’isola deciso, pregando di non essere portato troppo in la dalle onde, ma non vedo spiagge dove riparare, solo scogliere e  l’isola è ancora troppo lontana, nel frattempo un’altra serie gigante, un altro ribaltamento con la tavola e continuo a perdere metri ma non posso mollare, non ho scelta o forse l’avrei, provare con la prossima isola, ma non so se troverei una spiaggia ne tantomeno se il mare che continua ad ingrossarsi me lo permetterebbe, quindi continuo a testa bassa verso l’isola fin quando non vedo una spiaggia,  si! Esulto e come per magia le pagaiate guadagnano in potenza,  la terra si avvicina e vengo travolto dalle onde per l’ennesima volta, ma non mi interessa, vedo una possibilità di uscire da questa situazione e sono gasato. Oramai ci sono, una bella spiaggia con palme ed un posto dove accamparmi,  l’unico problema è che anche le onde entrano nella baia e fino alla fine dovrò surfarle cercando di non cadere rovinosamente sui coralli…

In spiaggia mi viene in contro una famiglia filippina che mi offrirà la cena e noci da cocco, increduli che io sia arrivato li in quella giornata con quella strana barchetta della quale non riescono a trovare il motore….

Alla fine ce l’ho fatta, il mare stava degenerato ed il vento ora ha raggiunto i 30 nodi,  continuare sarebbe stato molto pericoloso ed io ero esausto dalla lotta con le onde, la paura di non farcela e delle onde che continuavano a crescere e che avrebbero potuto strappare via l’attrezzatura dalla tavola era tanta, ma ora, grazie al cielo è solo un bel ricordo…

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Related Posts

{{ image }}

{{ title }}

{{ date }} {{ comments }}
{{ readingtime }} {{ viewcount }}
{{ image }}

{{ title }}

{{ date }} {{ comments }}
{{ readingtime }} {{ viewcount }}
{{ image }}

{{ title }}

{{ date }} {{ comments }}
{{ readingtime }} {{ viewcount }}
http://errabundus.com/wp-content/uploads/2018/06/errabundus-logo-bianco.png

Seguimi sui social, condividi e scrivimi ogni tanto, potrebbe valere più di quel che immagini…

Quando passi ore a remare contro vento, o una burrasca ti sorprende nel bel mezzo di una traversata in mare aperto, non hai nessuno che ti può aiutare, ma quando finalmente trovi un porto sicuro e magari ti connetti ad internet e trovi i messaggi delle persone che ti seguono, ti assicuro che è il migliore degli aiuti che puoi ricevere, l’affetto e gli incoraggiamenti, sono la benzina che ti aiuta ad andare avanti anche quando credi di non farcela più…

 

Vi sono due razze di stupidi: quelli che credono a tutto e quelli che non credono a niente.
Purtroppo io appartengo a entrambe.

Pin It on Pinterest

Share This